Etichette e certificazioni, è il momento di tutelare il “Made in Italy”

Di : | 0 commenti | On : 09/05/2018 | Categorie: : AgriCultura, News

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Il professor Vincenzo Peretti dell’ISZM fa chiarezza su una problematica trascurata dall’Europa

Controllori da controllare, una vecchia storia. Ma anche etichette da applicare rispettando etica di produzione e specificando chiaramente la provenienza della materia prima. Un discorso che vale anche per gli enti di certificazione che spesso e volentieri vengono sorpresi, soprattutto quelli esteri, a chiudere un occhio o addirittura tutti e due. Ecco perché alle indispensabili certificazioni occorrerebbe abbinare controllori dalla dimostrata efficacia. Facendo un po’ il giro del mondo attraverso i prodotti più popolari si scoprono brutte sorprese. Alimentare, tessile ed ecologico: ogni settore ha il suo scheletro nell’armadio come dimostra la recente problematica, tutta italiana che riguarda gli enti di controllo di consorzi dalla produzione dai grandi numeri come il Prosciutto di Parma e quello di San Daniele. Due Dop che invece di preservare i consumatori, con un rigoroso controllo del disciplinare di produzione, consentivano l’utilizzo del famoso duroc danese. Un discorso simile vale anche per le etichette che talvolta vengono apposte senza la necessità che sia richiesto di indicare la zona di provenienza della materia prima.

Paolo Tanara (Produttore Prosciutto di Parma) Vincenzo Peretti e Giuseppe Di Bernardo (Officina Salumi Campani)

Paolo Tanara (Produttore Prosciutto di Parma) Vincenzo Peretti e Giuseppe Di Bernardo (Officina Salumi Campani)

Sull’argomento l’opinione del professore Vincenzo Peretti componente del consiglio di amministrazione dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Mezzogiorno e docente della Federico II: “Ritengo le certificazioni un valido ed importante strumento – spiega – ma chiaramente c’è da correggere qualcosa e soprattutto entrare di più nel merito della tracciabilità dell’intera filiera”. Un aspetto su tutti è da sottolineare: “Un alimento vegetale od a base di latte o carne, trasformato in Italia con materia prima proveniente dall’estero non può e non deve avere la stessa verifica ed attestazione di uno che è realizzato utilizzando invece materia prima locale, prodotta in Italia o meglio in una specifico territorio del nostro Paese. Una problematica tutta italiana visto che negli altri Paesi l’origine delle materie prime sembra essere un argomento poco sentito e che deve essere affrontata al più presto per salvaguardare e sostenere concretamente le piccole aziende agricole italiane”.

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