Maialino nero casertano, facciamo chiarezza su denominazione e dintorni

Di : | 0 commenti | On : 28/11/2016 | Categorie: : AgriCultura, News, Recensioni

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Come riconoscere il “suino di razza Casertana” dalle ignobili imitazioni.

Maialino nero casertano, Maiale nero, Nero. Chi più ne ha più ne metta. Io invece mi domando perché si continuano a usare termini “fuorvianti” per il consumatore? E’ chiaro che sotto l’utilizzo di parole diverse c’è sempre qualcosa che nasce dalla volontà di qualcuno di copiare o rendere unico il proprio prodotto. Ma tutto questo finisce soltanto per innescare nel consumatore una confusione generale. Non è così di certo che si tutela e valorizza la razza suina casertana. Proprio così: “suino”, passi pure “maiale” ma non “maialino”. Al “nero” si deve aggiungere il grigio ardesia, i colori originali della razza.scrofe di razza Casertana

L’originale suino di razza Casertana, denominato nel territorio di origine anche Pelatella, Napoletana e Teanese, oggi è tutelato dal Registro Anagrafico (RA) dei Tipi Genetici Autoctoni dell’Anas (Associazione Nazionale Allevatori Suini) e gestito in Campania dall’Arac (Associazione Regionale Allevatori della Campania).

CARATTERI MORFOLOGICI

Tipo gentile, taglia medio-piccola con cute pigmentata (nero o grigio-ardesia). Setole rade e sottili, talvolta raggruppate a formare ciuffetti specialmente sul collo, sulla testa e all’estremità della coda. marca auricolare ANAS/ARACUna testa di medio sviluppo e forma tronco-conica, profilo fronto-nasale rettilineo o leggermente concavo, grugno lungo e sottile; orecchie di media grandezza ravvicinate tra loro e pendenti in avanti. Presenza di tèttole. Collo allungato e stretto lateralmente e tronco moderatamente lungo e stretto, regione toracica piatta, groppa molto inclinata e stretta, coda attorcigliata. Arti di media lunghezza, asciutti e piuttosto sottili.

STORIA

La presenza in Campania di suini glabri con testa corta e larga e faccia camusa, ha origini antichissime, tanto da essere rappresentata in molte sculture e affreschi di epoca romana.

Calco in gesso

Calco in gesso realizzato su uno scheletro di suino durante lo scavo della villa rustica in località Villa Regina a Boscoreale (I secolo A.C.)

Dai ripetuti incroci di questi suini con quelli di origine centroeuropea, con testa stretta ed ossa nasali lunghe e dritte, ebbe origine la razza Casertana. Lord Western, già sul finire del settecento, volle acquistarne alcuni esemplari per accoppiarli con razze locali inglesi (Essex, Berkshire). Fu definita: “Una razza con particolari e pregevoli qualità, il sapore della carne essendo eccellente, e l’attitudine ad ingrassare con piccolissima quantità di foraggi non avendo l’uguale”.

Riggiola napoletana (proprietà famiglia Curcio)

Riggiola napoletana che raffigura Sant’Antonio Abate. In basso a sinistra la testa di un suino di razza casertana.

Nell’ottocento si diffuse nell’intero territorio di Terra di Lavoro, in allevamenti di piccoli gruppi da parte di fittavoli, mezzadri e massaie che custodivano alcune scrofe e ricorrevano, per gli accoppiamenti, a verri di comodo. Il censimento dell’agricoltura italiana del 1881 evidenzia l’importanza dell’allevamento suino nella provincia di Caserta, la terza per consistenza suinicola, dopo l’Umbria e la provincia di Milano. La razza costituiva ancora nei primi decenni del novecento una delle più numerose popolazioni suine del nostro Paese. Dagli allevamenti casertani la razza si è diffusa nelle province di Napoli, Benevento, Avellino, Salerno, Potenza ed in alcuni territori del centronord Italia.

suini al pascolo

La sua consistenza si è successivamente contratta in modo drastico fino ad arrivare ai giorni nostri dove la popolazione totale di femmine e maschi, iscritte al RA, è stimata intorno ai 500 soggetti.scrofa con suinetti

E’ chiaro quindi che con un numero così limitato di soggetti non è possibile che sia tutto vero quando leggiamo in etichetta o nei menù presenti in ristoranti e pizzerie la dicitura dell’antico “casertano”, pertanto in commercio, oggi, si trovano copie colorate ed “inquinate” geneticamente che come fine ultimo non fanno che “truffare” il consumatore e non portano al recupero e valorizzazione del suino di razza Casertana.

TROPPO FALSO IN GIRO

Se volete gustare il vero sapore dei prodotti del suino di razza casertana quindi diffidate sempre di denominazioni generiche “Maiale Nero …”, di nomi articolati come “Maialino Nero Casertano” e soprattutto dei tanti e troppi falsi salumi, insaccati e prosciutti, venduti con la dicitura di questa pregiata ed antica razza che, come giustamente viene scritto, è in via di estinzione, ma se continuiamo ad ingannare semplicemente il consumatore, non finirà che estinguersi per davvero.

Suino di razza casertana

Storia, tradizione e qualità aspettano quindi con urgenza un nuovo “patto di filiera“, che attraverso il bollino di tutela (riportato sotto) ed i certificati di iscrizioni Anas/Arac, possa finalmente difendere e far conoscere ai consumatori, una volta per tutte, l’autentico suino di razza Casertana.

logo filiera casertano suino

Nasce il bollino di tutela ” ‘O majale co ‘e sciuccaglie” per il riscatto del suino di razza casertana

Diffidate delle imitazioni !

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