De.Co. alimentari, è il momento di creare un coordinamento

Di : | 0 commenti | On : 11/11/2018 | Categorie: : AgriCultura

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Prosegue l’avanzata delle denominazioni comunali (De.Co.) legate a prodotti che provengono dal comparto dell’agroalimentare. Un crescendo che sta per rendere necessario l’introduzione di un coordinamento per regolamentarne gli aspetti più importanti. Per rappresentare nel migliore dei modi il passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”, un mezzo migliore per affrontare la sfida della globalizzazione.

LA STORIA – Le denominazioni comunali d’origine (De.C.O.) o denominazioni comunali (De.Co.) sono delibere di un’amministrazione comunale che registra un dato di fatto: un prodotto, un piatto, un sapere, con i quali una Comunità si identifica. Sono dunque un atto politico, che fissa un valore, una carta di identità che il Sindaco, affiancato da un Comitato Tecnico Scientifico, rilascia dopo aver censito un passato, un presente ed immaginato uno sviluppo futuro.

Il “fenomeno” delle De.Co. nasce a seguito della legge dell’8 giugno 1990 n.142 che consente ai Comuni la facoltà di disciplinare, nell’ambito dei principi sul decentramento amministrativo, in materia di valorizzazione delle attività agro-alimentari tradizionali che risultano presenti nelle diverse realtà territoriali. La battaglia fu iniziata nel 1988 dal giornalista Luigi Veronelli, che identificava queste denominazioni come uno strumento per iniziare a «patteggiare con la terra».
La linea di pensiero del movimento di Veronelli ha attivato successivamente un forte fermento ed una battaglia culturale delle comunità locali, in nome della difesa della storia, delle tradizioni e dei saperi e sapori del territorio.

IL BUON ESEMPIO – Tra le prime amministrazioni ad aver approvato, in Regione Campania, il sistema delle De.Co. c’è Agerola, comune virtuoso da sempre sensibile all’ecosostenibilità, alla promozione delle specificità culturali e storiche ed alla valorizzazione delle peculiarità gastronomiche. Agerola è infatti nota a tutti come la cittadina del fiordilatte, del Provolone del Monaco DOP, dei salumi, del pane e dei taralli, dei pomodorini e della pera pennata.

Ultima, ma non per importanza, è l’istituzione della De.C.O. sulla nocciola, voluta fortemente dal Comune di Avella, è realizzata per essere conferita alle aziende operanti nella produzione, lavorazione e trasformazione delle nocciole, un settore particolarmente dinamico e in crescente espansione a livello mondiale, nell’industria dolciaria e nella pasticceria di alta qualità, ma anche in altri comparti dell’agro-alimentare, per non dire dell’articolata gamma degli oli che estraggono dal “trattamento” delle nocciole per funzioni curative e per la cosmetica.

Ancora oggi però giuristi e opinion leader intervengono in merito all’opportunità dei Comuni di legiferare in tema di valorizzazione dei propri prodotti e la posizione del Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, oggi anche Turismo, e dei vari Ministri negli anni non è stata del tutto lineare.


L’OPPORTUNITA’ – Il 2019 può essere pertanto l’anno della “riscossa delle De.Co.”, attraverso la nascita, a partire dalla Regione Campania, di un coordinamento che possa farle diventare strumenti flessibili per valorizzare le risorse della propria terra, tutelare la biodiversità e divenire un’opportunità di marketing territoriale. Rappresentare cioè il vero, autentico passaggio dal generico “prodotto tipico” al “prodotto del territorio”, un mezzo migliore per affrontare la sfida della globalizzazione.


Per garantire la sostenibilità di una De.Co. occorrono tre principi: la storicità, la serietà della proposta e la difesa di un patrimonio collettivo, mai a vantaggio di una singola azienda. Resta inteso che le De.Co., per non indurre in confusione il consumatore, non possono essere realizzate per quei prodotti che hanno già una denominazione comunitaria DOP/IGP/STG.


I VANTAGGI 
La Denominazione Comunale è un efficace strumento di valorizzazione e sviluppo del territorio locale, con una serie di benefici per le aziende locali, i cittadini e l’intero territorio di riferimento.
a) Vantaggi per i cittadini
– ritrovato prestigio e senso civico e sociale d’appartenenza;
– uno strumento per riappropriarsi delle proprie tradizioni e costumi;
– importante indotto negli altri comparti produttivi (turistico-culturale, artigianato, commercio);
– aumento del livello di benessere.
b) Vantaggi per i produttori
– aumento delle capacità produttive ed economiche;
– sviluppo di economie di scala e di specializzazione;
– allargamento del mercato potenziale;
– incentivi e agevolazioni pubbliche e private;
– garanzie e certificazione dei prodotti e/o produzioni;
– condizioni favorevoli di sopravvivenza.
c) Vantaggi per il territorio
– opportunità legate ad uno sviluppo ecosostenibile;
– conservazione e valorizzazione dell’intero sistema territoriale;
– maggiore efficienza ed efficacia del sistema di governance pubblica;
– apertura e scambi con l’esterno, che aumentano il livello socio-culturale e produttivo della popolazione.

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