Sequestrati 50 kg di datteri, continua la desertificazione della costa campana

Di : | 0 commenti | On : 21/12/2018 | Categorie: : AgriCultura

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Gli uomini della Capitaneria di Porto di Castellammare di Stabia hanno colto in flagranza, appena sbarcati in porto, tre datterari che avevano colpito lungo le coste della Penisola Sorrentina, assicurandosi 50 chili di datteri di mare da rivendere per il cenone di Natale. I frutti di mare proibitissimi sarebbero arrivati molto probabilmente sulle tavole di imprenditori e professionisti locali, venduti a prezzi stratosferici.
Il dattero di mare (Lithophaga lithopaga), così come la cozza, è un mollusco bivalve della famiglia Mytilidae. Comune nei Paesi del Mar Mediterraneo, in particolare nel Mar Adriatico (prevalentemente nelle coste della Croazia e del Montenegro). Presente anche in alcune località dell’Oceano Atlantico e nel Mar Rosso. Al contrario delle cozze che hanno un rapido sviluppo, la crescita dei datteri di mare è molto lenta: per raggiungere 5 cm di lunghezza impiegano da 15 a 30 anni. Si nutrono di plancton, alghe e detriti filtrandoli dall’acqua, sono famosi per le loro abilità perforatrici. La conchiglia è di forma cilindrica, allungata, di un colore bruno-scuro uniforme lungo tutta la superficie. Le valve, uguali tra di loro, sono poco spesse, ricoperte da un rivestimento, detto cenosarco, su cui si notano le strisce di accrescimento molto distanziate; la cerniera è priva di denti, l’interno è liscio, di un colore madreperlaceo. I datteri di mare prediligono le pareti rocciose, specialmente calcaree, dove scavano fori grazie ad una sostanza secreta a base di acido solforico o di mucoproteine neutre, molto corrosive. Raggiungono la maturità sessuale dopo circa due anni e per arrivare alle dimensioni di un “esemplare commestibile”, impiegano addirittura diversi decenni.
La loro pesca è vietata in molte zone del mondo, tra cui l’Italia e l’Europa. A livello nazionale il divieto di pesca con qualsiasi attrezzo, ed anche detenere e commerciare datteri di mare esiste fin dal 1988 (Decreto n.401 del 20 agosto 1988). L’Unione Europea si è adeguata solo più tardi, nel 2006 (CE 1967/2006).
Non finiremo mai di sottolineare che la pesca ai datteri di mare è vietata perché la loro raccolta richiede lo smantellamento e l’estrazione forzata dalle rocce in cui crescono e quindi il sistema di pesca prevede l’uso di esplosivi, martelli pneumatici e picconi. Tutto questo ha provocato gravi danni ai substrati rocciosi e agli habitat marini in diverse aree del nostro paese ed in generale del Mediterraneo, causando la caduta di interi costoni di roccia e la distruzione di interi habitat, una vera e propria “desertificazione” della costa.
Risulta chiaro che la vendita dei datteri di mare, oggi, è attiva solo sul mercato nero, un kg di questo mitile si compra al prezzo di circa 100 euro. Inutile sembra quindi la pena prevista per chi pesca, detiene e commercia datteri di mare: una multa fino a 12.000 euro e l’arresto da due mesi a due anni.
Non ci resta allora che continuare ad informare e non rimanere in silenzio, lo dobbiamo soprattutto alle future generazioni.

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