Vita da mulo: tutto su un instancabile lavoratore

Di : | 0 commenti | On : 07/01/2019 | Categorie: : AgriCultura

FavoriteLoadingAggiungi ai preferiti

Amico di grandi e bambini, indispensabile supporto per quanti lavorano nei campi o in montagna: il mulo è frutto dell’incrocio fra l’asino e la cavalla. Ha il suo punto debole nei cromosomi che ne rendono difficoltosa la riproduzione.

Concepito da due specie diverse, perciò detto ibrido, assume dalla cavalla lo sviluppo scheletrico, il torace e la statura e dall’asino la struttura degli arti e del piede ed i caratteri della testa, delle orecchie lunghe, del collo tozzo e criniera poco accennata, della forma del tronco appiattita, della groppa inclinata detta a “limone”, della coda con crini radi e corti.
Normalmente gli ibridi sono considerati sterili, ma sono stati segnalati negli anni rari casi di mule rimaste fecondate dal cavallo o dall’asino, comunque mai dal mulo.

Cariotipo di cavalla (Equus caballus), 2n=64,XX con tecnica RBA

La spiegazione è semplice e va ricercata nel diverso numero diverso dei cromosomi (2n): asino (Equus asinus) 62 e cavallo (Equus caballus) 64, condizione che ostacola nel mulo la meiosi, impedendone quindi la maturazione di spermatozoi ed ovociti. Talvolta però la gametogenesi può compiersi (eccezionalmente o regolarmente) in un sesso e mancare in un altro, per cui può capitare che solo gli ibridi di un sesso (in genere quello femminile, omogametico XX) siano fecondi.

Foto: Luca Mascolo

Il lavoro compiuto dal mulo è la risultante dell’energia e potenza muscolare del cavallo esaltata dalla rusticità e sobrietà dell’asino. Pertanto, questo animale fu molto utilizzato per il trasporto bellico durante la prima guerra mondiale (1915-’18), combattuta dall’Italia sulla catena alpina, dalle valorose truppe di montagna (alpini, fanti, bersaglieri, artiglieri) che lo ebbero fedele compagno in memorande battaglie ed in eroiche gesta.

Zì Pepp (Foto: Antonio Acampora)

Renzo Giuliani (1887-1962), professore di zootecnia nell’Ateneo Fiorentinolo lo descriveva così: “Lavoratore instancabile, possiede la rara prerogativa di resistere alle privazioni e di compiere, anche in condizioni avverse, un ottimo servizio. In confronto del cavallo, ha maggiore resistenza al lavoro ed alle privazioni, minori esigenze alimentari, di ricovero di governo; è meno soggetto alle coliche, zoppicature e, in genere, alle malattie; richiede meno mano d’opera e, più del cavallo, può essere affidato a persone non molto esperte”.
Nel 1968 in Italia si contavano circa 200.000 muli. La Sicilia da sola ne contava quasi 100.000, seguita a notevole distanza dalla Basilicata con 23.000 capi e della Puglia con 22.000. Agli ultimi posti della graduatoria nazionale con poche centinaia di capi si trovavano le Marche, il Friuli Venezia Giulia e la Campania.
Diversi sono stati i servizi resi dal mulo che interessarono essenzialmente l’agricoltura e secondariamente le forze armate, meno l’industria ed il commercio.

Foto: Peppe Iannicelli

Nel Meridione d’Italia si destinavano alla produzione di muli, asini di razze vigorose (Martina Franca, Ragusano, etc), anche se di forme non corrette, e cavalle di scarto, con la conseguente nascita di esemplari estremamente variabili per mole, conformazione, attitudine e di scarso valore commerciale. In queste Regioni il mulo detto “da basto” era impiegato per il trasporto di some in ambiente montano e collinare. Aveva altezza al garrese compresa tra 1,30 -1,45 mt, peso tra 300 e 400 kg e linea dorso lombare solida ed orizzontale, arti perfetti, zoccoli ben conformati e resistenti.

Foto: Natalino Russo

Oggi il mulo è da considerare un “ibrido in via di estinzione”. Gli esemplari ancora presenti nel nostro Paese sono utilizzati soprattutto per il trasporto di attrezzi e materiale edile, legname e prodotti della terra attraverso sentieri accidentati, dirupi scoscesi, coste rocciose, tutti luoghi senza strade dove non è possibile arrivare con i normali mezzi di trasporto. Fondamentale ed ancora attuale l’impiego nei Monti Lattari, in particolare ad Agerola, per il trasporto del “frascame”: il prezioso “alimento” destinato alle bovine che producono il latte per Provolone del Monaco Dop. Il frascame è il prodotto ottenuto dalla potatura delle colture arboree (agrumi, olivo, etc.) e dei boschi di caducifoglie (castagneti cedui, etc.) e dalla pulizia dei terrazzamenti.

Muli per il traspoto del “frascame”

Diverse infine sono le esperienze in Italia come animale da compagnia nel trekking, con il compito di “responsabile dei bagagli” nelle passeggiate, più o meno lunghe. Da non sottovalutare anche l’importanza che può assumere durante un’escursione: una vera “mulo-ambulanza” per eventuali feriti, dai luoghi impervi fino alle strade percorribili.

Foto: Natalino Russo

Comunque sia, questi animali rappresentano “monumenti ancestrali”, valori e tradizioni che ci portiamo dietro, trasmessi da chi ci ha preceduto e che non dobbiamo perdere assolutamente, per il bene nostro e delle future generazioni.

Share This Post!
  • Ristorante Mesa San Giorgio a Cremano
    Ristorante Mesa San Giorgio a Cremano
    Frittura di gamberi e calamari
  • Mattina 8
    Mattina 8
  • Pizzeria Fratelli Salvo Riviera di Chiaia Napoli
    Pizzeria Fratelli Salvo Riviera di Chiaia Napoli
    Montanara con la Genovese
  • Provolone del Monaco Dop
    Provolone del Monaco Dop
    Provolone del Monaco Dop
  • La Lanterna Mugnano del Cardinale
    La Lanterna Mugnano del Cardinale
    Paella Valenciana
  • Osteria Signora Bettola               Napoli
    Osteria Signora Bettola Napoli
    Il ragù
  • Risotto
    Risotto
    Paolo Gramaglia
  • Tenuta Romano                       Saviano (Na)
    Tenuta Romano Saviano (Na)
    Carrè di vitello
  • Casa Lerario                                   Melizzano (Bn)
    Casa Lerario Melizzano (Bn)
    Zampone allo zabaione
  • Vasinicola               Caserta
    Vasinicola Caserta
    Pasta e patate con la provola
  • Riccio La Locanda del Mare                    Baia
    Riccio La Locanda del Mare Baia
    Tartare di gambero rosso con julienne di seppioline e mentuccia
  • Made in Food      Posillipo
    Made in Food Posillipo
    Penne lardiate nella pagnotta di Filosa
  • Tartufi che Passione Baccalà la tentazione
    Tartufi che Passione Baccalà la tentazione
    Tartare di tonno con funghi e tartufo
  • Taverna Estia          Brusciano
    Taverna Estia Brusciano
    Carne di Maiale
  • Taverna Estia               Brusciano
    Taverna Estia Brusciano
    Carciofi cotti in olio extravergine, affumicati e farciti con spuma al pecorino, guanciale e tartufo nero
  • La Bifora                                       Bacoli
    La Bifora Bacoli
    Salsiccia di pezzogna con i friarielli e panino al nero di seppia
  • Terrazza Calabritto Napoli
    Terrazza Calabritto Napoli
    aragosta
  • Zeppola di San Giuseppe
    Zeppola di San Giuseppe
    Sabatino Sirica