Oro Bianco, non è tutto Dop quello che luccica

Di : | 0 commenti | On : 07/02/2019 | Categorie: : AgriCultura

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I carabinieri della stazione forestale di Roccarainola durante un controllo sulla vendita di prodotti a denominazione (Dop e Igp) hanno disposto una sanzione amministrativa di quattromila euro alla titolare del negozio per aver pubblicizzato in modo non corretto un prodotto evocandone, invece, uno protetto da denominazione Dop. Il cartellone fuori dal negozio pubblicizzava infatti “Mozzarella di bufala”, ma il latte da cui provenivano quelle mozzarelle era stato prodotto in un caseificio non ricadente in zona dop. Le Strade della Mozzarella
La notizia è velocemente rimbalzata sulla stampa e come conseguenza diverse sono state le telefonate e le domande che mi sono arrivate per avere maggiori spiegazioni. Senza entrare nel perché si è arrivati ad ottenere una denominazione che possa lasciare a chi la produce vie di fuga dalla certificazione, mi voglio concentrare su tre considerazioni:

Mozzarella di Bufala Campana Dop

Vincenzo Peretti, Roberto Esse, Sabatino Sirica, Mimmo Raimondo e Giuseppe Baino.

1) Non c’è nulla di strano. Da anni in diverse attività commerciali regionali, alcune anche famose, la mozzarella di bufala non è accompagnata dalla denominazione comunitaria “Dop”. Secondo una recente indagine infatti il prodotto Dop rappresenta una percentuale che non arriva al 60% della quantità totale generata nel territorio di elezione, a fronte di altre denominazioni nazionali (Parmigiano Reggiano), dove si arriva a percentuali prossime al 100%. Non c’è punto vendita, in quel territorio di produzione, dove il prodotto in vendita sia quasi esclusivamente quello a denominazione europea.
2) Non dimentichiamo che proprio per regolamentare la confusione sull’argomento, l’allora ministro Pinto firmò un decreto il 21 luglio 1998: “Criteri per l’utilizzo dei termini di designazione relativi al prodotto a denominazione di origine protetta “Mozzarella di bufala campana“, che all’art.1, recita: “Nell’etichettatura di formaggi freschi a pasta filata, derivati da solo latte di bufala, che utilizzino per la loro designazione il termine “mozzarella” ed analoghi, ma non recanti la denominazione di origine protetta “Mozzarella di bufala campana”, non è consentito l’utilizzo della denominazione “mozzarella di bufala”, ma si può indicare esclusivamente – anche nello stesso campo visivo – la denominazione di vendita “mozzarella” unitamente alla specificazione “di latte di bufala” a condizione che i singoli termini “mozzarella” e di “latte di bufala” vengano riportati in caratteri di uguale dimensione e che tra il termine “mozzarella” e la successiva specificazione “di latte di bufala” compaia l’indicazione di un nome di fantasia o del nome, o ragione sociale, o marchio depositato del fabbricante”.
3) Infine anni fa in occasione di un convegno presso la Camera di Commercio di Napoli proposi all’allora presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati di inserire nel disciplinare di produzione della “Mozzarella di Bufala campana Dop” che tutte le bufale che producevano latte per la denominazione europea fossero iscritte al Libro Genealogico di razza “Bufala Mediterranea Italiana”, gestito per il Ministero dall’Anasb. In tal modo conoscendo la produzione totale di latte potevano calcolare in modo semplice la quantità annua di mozzarella che poteva essere prodotta a denominazione europea. Consiglio inascoltato, auspico però che questo possa diventare all’improvviso una realtà.

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