L’emozione di un euro non salva gli allevamenti ovini italiani

Di : | 0 commenti | On : 19/02/2019 | Categorie: : AgriCultura

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La traballante tregua della guerra del latte non spegne l’attenzione su di un comparto che ha bisogno di attenzione ben più importanti del solo aumento “emozionale” del prezzo fino ad massimo di un euro. Proprio questo però è stato il punto di partenza per rassicurare i pastori sardi da tempo sul piede di guerra.
Nonostante l’intervento del ministro delle Politiche agricole alimentari, forestali e del turismo Gian Marco Centinaio, che ha dichiarato: “Sono necessarie misure strutturali per portare il prezzo del latte ovino a un euro” e le rassicurazioni del vicepremier Matteo Salvini, “Stiamo lavorando giorno e notte, le posizioni di pastori e industriali sono più vicine rispetto a qualche giorno e continueremo a lavorare fino a trovare una soluzione”, la “pace” in Sardegna ormai barcolla: le proteste dei pastori per il crollo del prezzo del latte ovino non sono più sistematiche, ma singoli allevatori non rinunciano a manifestare, insoddisfatti dal pre-accordo che propone, non 1 euro ma 72 centesimi al litro.
Le azioni eclatanti per la tutela del nostro “oro bianco“, messe in atto dai pastori sardi, ma già riprese da quelli siciliani e calabresi è un chiaro segnale di come la corsa sfrenata alla globalizzazione abbia abbandonato da tempo i territori. Allevatori costretti a chiudere “dal peso della burocrazia e dalla cultura dell’ottimizzazione industriale”.
Al di là dell’annunciata nomina di un Prefetto per controllare eventuali distorsioni nella filiera delle Dop e Igp (ricordiamoci che questo ruolo dovrebbe essere già svolto dall’Icqrf) sarebbe indispensabile ridisegnare un vero piano agro-zootecnico per gli allevatori italiani: differenziare gli aiuti tra grandi e piccoli (i PSR così come sono non sono adeguati), dare incentivi in più ad esempio a quelli che difendono la biodiversità e la tipicità, aiutare le imprese di trasformazione 100% italiane che pagano le tasse, danno lavoro ed assediati dalla macchina burocratica non possono competere con le imprese estere (dove il costo del lavoro e le materie prime sono ridotte anche “a termini di sfruttamento”) e soprattutto continuare, con competenza, ad informare correttamente i consumatori su quello che mangiano, anche con la realizzazione di nuovi “bollini di garanzia”.

Associazione della Pecora Bagnolese (A.P.B.), allevatori e trasformatori

Non servono etichette sempre più complesse ed articolate, il più delle volte incomprensibili per i consumatori, ma poche e semplici comunicazioni dirette e trasparenti. Inoltre chi viene a visitare il nostro Paese dovrebbe trovarsi sempre di fronte ad offerte gastronomiche locali e territoriali. Basta con l’idea che la globalizzazione significhi semplicemente offrire “cibo igienico e colorato”, sempre disponibile ed a prezzi di produzione impossibili per le nostre imprese.Un nuovo Piano Agro-Zootecnico Nazionale per difendere il Made in Italy, non lavorare in continua emergenza, proposte concrete per le tante filiere che ogni giorno portano in tavola il nostro ricco paniere di eccellenze gastronomiche e soprattutto cibo sano. Magari partendo dal sostegno verso le tante piccole aziende agrozootecniche, unico presidio contro la desertificazione agricola ed i disastri ambientali, e soprattutto salvaguardarle da una competizione impari e globalizzata, che soffoca qualsiasi possibilità di sopravvivenza.
Infine se ci limitiamo ad aumentare, con iniziative emozionali, ad 1€/litro il latte ovino in Sardegna, la conseguenza sarà che gli allevatori delle altre Regioni non staranno certo a guardare.
Esportare SI, ma consumare i nostri alimenti in loco è meglio.

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