Biologico: più moda che eccellenza

Di : | 0 commenti | On : 09/03/2019 | Categorie: : AgriCultura

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L’agricoltura biologica considerata come produzione e commercializzazione di prodotti di eccellenza rivolti ad una nicchia selezionata di pubblico potrebbe ricevere un vero e proprio scossone. Sta per arrivare al Senato il disegno di legge 988: “Disposizioni per la tutela, lo sviluppo e la competitività della produzione agricola, agroalimentare e dell’acquacoltura con metodo biologico”. Il testo, già approvato a larga maggioranza a dicembre alla Camera, ha suscitato, come prevedibile, una serie di critiche e lusinghe, opinioni e pareri contrastanti verso un settore che in Italia copre il 15% della superficie agricola nazionale, ha un fatturato di 5,6 miliardi di euro l’anno, di cui 3,6 miliardi per il mercato interno e 2 miliardi per l’export. 8 consumatori italiani su 10, hanno acquistato biologico nell’ultimo anno e il 42% è frequent user.
Naturalmente non si sono fatte attendere le critiche della comunità scientifica italiana. Una lettera del 9 gennaio scorso ed indirizzata a tutti i senatori della Repubblica e che della legge chiede il ritiro, è stata firmata da oltre 400 ricercatori, docenti universitari ed agronomi. In prima linea Elena Cattaneo, docente all’Università Statale di Milano e senatrice a vita, che senza mezzi termini ci va giù pesante: “Per giustificare prezzi fino al 100% superiori, è stata promossa l’illusione che il bio fosse l’unico metodo in grado di salvare il mondo e farci vivere meglio e di più. Ma non esistono prove scientifiche a confermarlo, anzi le analisi dicono che i prodotti biologici non sono qualitativamente migliori e che il bio su larga scala è insostenibile in quanto per le principali colture produce fino al 50% in meno, richiedendo il doppio della terra”.
Parole che cercano di smontare la “favola del biologico = buono” e che sul Ddl – spiega la Cattaneo: “E’ fuorviante l’impostazione stessa del disegno di legge, che promuove a “core-business” dell’agricoltura italiana una produzione di nicchia, che in molti casi segue procedure vecchie di almeno mezzo secolo. Si disconosce, di fatto, quel 97% dell’agricoltura che rende unici i nostri prodotti Dop, tutela l’ambiente con l’innovazione e garantisce cibo accessibile e di qualità a tutti. Il ddl arriva perfino a prevedere finanziamenti solo per linee di ricerca specifiche per il biologico, anziché promuovere la ricerca in agricoltura tout court, quanto mai necessaria per capire quale metodo, in quale contesto, sia scientificamente migliore per efficienza, resa e difesa dell’ambiente, decidendo poi in base a questo su cosa scommettere e cosa finanziare”.
Al di là se il biologico sia o no il futuro in Italia, occorre riflettere attentamente sulla necessità di come produrre nei prossimi anni cibo sano e soprattutto di trovare quel giusto equilibrio di produzione, fatto di qualità e quantità, fondamentale per la tutela e l’economia del nostro Made in Italy. Nessuno può negare che c’è bisogno di un’agricoltura diversa dall’attuale modello estero super-intesivo. Dobbiamo porre al centro della politica agricola europea e nazionale, l’origine delle materie prime, la conservazione della biodiversità, la tutela dell’ambiente, la mitigazione dei cambiamenti climatici ed in particolare dare un sostegno concreto alle piccole e medie aziende agrozootecniche.
Un’agricoltura capace di sfamare 530 milioni di persone, tanti infatti saranno gli europei nel 2050, basata sull’agroecologia e sulla graduale scomparsa di pesticidi e fertilizzanti di sintesi. Devono cambiare gli attuali comportamenti alimentari, trovare regimi più naturali, vanno ridotti i consumi di prodotti di origine animale e consumate maggiori quantità di frutta, fibre e verdure stagionali. Dobbiamo portare sulle tavole del maggior numero di persone un cibo naturale e vero, accessibile nel prezzo e non cercare di realizzare esclusivamente prodotti di “lusso accessibile a pochi”.
Non si può trascurare poi, per una vera difesa del nostro agroalimentare, il sistema dei controlli, oggi fatto di burocrazia, molte carte e pochi interventi diretti che troppo spesso portano alla sola chiusura dell’attività. Mi domando sarà tutto vero quanto viene scritto, anche sotto il nome di biologico, nei colorati e iper-tecnologici menù di ristoranti, pizzerie ed attività gastronomiche?
Infine la chiusura del Corpo Forestale dello Stato, che negli ultimi anni stava monitorando e controllando positivamente il settore agroalimentare, ed il successivo accorpamento ai Carabinieri non ha portato al momento nessun evidente miglioramento e siamo ancora in attesa di una seria risposta dal Governo del cambiamento.

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