Una conchiglia dal cielo

Di : | 0 commenti | On : 12/04/2019 | Categorie: : Recensioni

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di Giulio Peretti

C’era una volta, in un mare lontano lontano, una barchetta ondeggiante sul mare.

Trasportava tante persone che avevano lasciato la propria terra, seguendo la speranza di una vita migliore.

Sulla barca c’era anche un bambino di nome Joel, di appena 8 anni.

Il suo sogno era sempre stato quello di scoprire cosa ci fosse al di là della sua terra, dove si combattevano sempre guerre e vivere tranquilli e liberi era quasi impossibile.

Suo zio aveva deciso di portarlo via da quel posto, dove la violenza lo aveva reso orfano. Così da un giorno all’altro si ritrovò su quella barca per iniziare il suo viaggio verso la libertà.

La barca era partita da tempo e il suo paesino era ormai scomparso all’orizzonte. Certo si stava un pò stretti su quella barca, ma Joel era tutto preso dal guardare i pesci nell’acqua e dalla distesa di azzurro.

Il momento più difficile era però quando arrivava la notte. Faceva freddo e l’unica luce che illuminava il buio era quella della luna.

Passò così un altro giorno e le persone sulla barca cominciavano a stare male. Alcuni sembravano addormentati e altri avevano lo sguardo triste.

Anche Joel aveva paura ma il pensiero di arrivare in un nuovo Paese, lo consolava.

Quando arrivava la notte però la paura lo assaliva, chiudeva gli occhi e sperava che presto arrivasse giorno. I giorni di navigazione erano sempre più difficili. Molte delle persone che dormivano venivano gettate in mare e allora Joel cominciò ad avere paura.

E se anche lui si fosse addormentato?

Proprio in quel momento Joel alzò gli occhi al cielo e vide che un gabbiano si dirigeva verso di lui. Aveva qualcosa nel becco, ma non riusciva a capire cosa.

Il gabbiano si posò proprio vicino al bambino e lasciò cadere nelle mani di Joel una conchiglia bianca che aveva all’interno una scritta poco chiara.

Intanto arrivò di nuovo la notte e il piccolo Joel, approfittando del fatto che tutti dormissero, tirò fuori dalla sua tasca la conchiglia e la pulì in mare.

La scritta allora, alla luce della luna, apparve chiara: “Atrebil”

Appena pronunciò quella parola, Joel si trasformò in un piccolo pesciolino.

All’inizio era spaventato ma poi, cominciando a nuotare, si tranquillizzò.

Poi “boccheggiò” di nuovo la parola magica “Atrebil” e tornò bambino, anche se si ritrovò in acqua.

Una notte più avanti, il mare cominciò ad arrabbiarsi e le onde alte fecero ribaltare la barca. Joel ebbe subito la prontezza di pronunciare la parola magica e – trasformandosi in un pesciolino – riuscì a non annegare, cosa che invece successe ad alcuni suoi compagni di viaggio.

Allora Joel il pesciolino cominciò a nuotare e, appena si accorse di una grande nave che stava arrivando vicino a lui, pronunciò la parola “Atrebil” e si trasformò nuovamente in bambino.

Così la grande nave lo salvò.

Joel ora è diventato un adulto, ma non ha dimenticato quella esperienza, tragica e magica allo stesso tempo.

Ora fa parte anche lui di quei volontari che aiutano i migranti, i rifugiati e le persone in cerca di aiuto. E conserva ancora la sua conchiglia.

Ha capito che quella parola magica, letta al contrario, non è altro che “Libertà”.

Lui è stato fra i pochi fortunati ad aver avuto la possibilità di vivere in un posto che ha rispetto per la libertà, quella stessa libertà che nel suo Paese di origine gli sarebbe stata negata.

E aiutare gli altri a riconquistare la libertà lo aveva aiutato a diventare un adulto migliore”.

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