Dieta Sostenibile: per salvare il mondo basta seguire l’esempio italiano

Di : | 0 commenti | On : 24/09/2019 | Categorie: : AgriCultura

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Mangiare meno carne, di origine nazionale e di migliore qualità per salvaguardare territorio e biodiversità

Senza una decisa riduzione dei consumi di carne e latticini, ogni sforzo di contenere il riscaldamento globale entro un limite accettabile sarebbe inutile. I gas serra derivanti dall’allevamento di bestiame destinato al macello o alla produzione di latte e formaggi equivalgono al 14,5% del totale; quelli causati invece dal trasporto ad esempio aereo, su ruote, navale e ferroviario corrispondono a non più del 13%.Lo stop alla carne per salvare la Terra dai cambiamenti climatici è arrivato dall’ONU. All’interno del rapporto diffuso nella prima settimana di agosto dall’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change) è stato sottolineato come una dieta che preveda una quota ridotta o assente di derivati animali permetterà di migliorare le condizioni del Pianeta e contenere il riscaldamento globale. Dati importanti quelli dell’IPCC, che però dovrebbero essere valutati in modo tecnico e scientifico e non con campagne propagandistiche. Un ripensamento profondo delle priorità alimentari è sicuramente necessario, dobbiamo essere capaci di salvaguardare quanto più territorio possibile dalle attività di tipo super-intensivo.Non dobbiamo però pensare che il problema sia l’Italia. Il consumo medio annuo di carne (pollo, suino, bovino, ovino) nel nostro Paese è sceso ai livelli di 79 chilogrammi pro-capite di consumo apparente (al lordo di ossa, grassi, pelle, ecc.), tra i più bassi in Europa, dove i danesi sono a 109,8 chilogrammi, i portoghesi a 101 chilogrammi, gli spagnoli a 99,5 chilogrammi, i francesi e i tedeschi a 85,8 e 86 chilogrammi.E la situazione non cambia se il confronto viene fatto a livello mondiale visto che, secondo il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, nel 2018 il consumatore medio americano ha mangiato oltre 220 chili tra carne rossa e pollame.E’ quindi una questione soprattutto politica. Infatti se sulla voce trasporti si stanno portando avanti politiche mondiali ambientali, poco si sta facendo per ridurre il consumo di carne tra i consumatori, dove appaiono inutili iniziative come l’inserimento di semafori in etichetta oppure l’imposizione di tasse, per obbligare le persone a scelte alimentari.Entro il 2050 il consumo di carne sembra destinato a salire anche del 75%; quello dei latticini potrebbe aumentare del 65%, quello di cereali del 40%. Nel 2020, soltanto la Cina potrebbe consumare 20 milioni di tonnellate di carne e latticini in più all’anno rispetto ad oggi. Ed è proprio ai mercati emergenti come quelli di Cina, India, Brasile e Sudafrica che si deve guardare con maggiore preoccupazione. Nonostante le caratteristiche degli allevamenti industriali siano rimaste simili a quelle attuali, è variata la mole di animali coinvolti.

La Cina apre gli hotel per suini: 1.000 animali per per piano.

Ogni anno vengono infatti allevati circa 70 miliardi di animali, destinati al consumo umano. Ormai l’allevamento di animali nei paesi occidentali non è più legato a situazioni tradizionali e piccole/medie stalle. Gli allevamenti super-intensivi dominano il mercato e forniscono la quasi totalità di ciò che finisce sulle nostre tavole. Si tratta quasi sempre di grandi aziende che lavorano su numeri incredibili di animali e che smuovono grosse cifre di capitali. Aziende che fanno parte a tutti gli effetti del mondo finanziario, che oltre a vendere i loro prodotti, sono quotate in borsa.Nel tempo si è appurato come questa realtà produttiva stia lasciando un’impronta importante sul nostro Pianeta. La deforestazione, l’inquinamento delle falde acquifere e il consumo idrico ed il surriscaldamento globale sono solo alcune delle conseguenze. Si può dire che il successo di questo modello zootecnico sia da attribuirsi anche alle vicende storiche. A partire dal secondo dopoguerra, il boom economico ha spinto ad una maggiore richiesta di prodotti di origine animale a basso costo, prima poco consumati. Oggi non si può più tollerare questo modello, decisamente poco sostenibile per la nostra salute e per l’ambiente.Una piccola rivoluzione quotidiana deve partire dalle nostre giornaliere scelte consapevoli come consumatori.
Anche questa volta l’Italia deve continuare a dare il suo contributo. Le nostre piccole e medie aziende offrono prodotti artigianali, tipici e realizzati attraverso tecniche di coltura/allevamento sostenibili e sono l’esempio lampante di eccellenza e qualità.La dieta mediterranea deve essere la strada da seguire, caratterizzata da una serie di elementi che la rendono unica al mondo e che ne determinano i tanto decantati effetti benefici sulla salute: largo utilizzo di cereali, pasta, pane, ortaggi di stagione e legumi; frequente impiego di pesce, latticini e formaggi; consumo razionale di olio d’oliva, frutta, uova e frutta oleosa, carni bianche; consumo limitato di grassi di origine animali, carni rosse, uova.Ed è bene ricordare che gli integralismi alimentari non cambiano mai nulla !

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