Nocciola campana, futuro incerto tra inerzia e volontà di rilancio

Di : | 0 commenti | On : 22/09/2019 | Categorie: : AgriCultura

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Riceviamo e pubblichiamo il comunicato dell’Associazione Terrae Abellanae.
Avella – Suona quasi come un “vivere o morire”, una formula ad effetto, ma purtroppo non siamo lontani dalla realtà. Ormai il mercato della nocciola, per le aziende agricole irpine, ed in generale campane, si presenta schiacciato su due poli. Da un lato un mercato sottoposto ad una posizione di vantaggio delle grandi realtà Industriali, di cui alcune decisamente presenti nel mercato della materia prima, dall’altra Istituzioni che spesso non riescono a cogliere i segnali di disagio del comparto.Veniamo ai fatti. L’annata si presenta scarsa come quantità di produzione, ma con un prodotto di qualità, nella gran parte della nostra Regione, per intenderci ci si attesta su di una media di 5q (quintali) / ha (ettaro), arrivando in alcune zone fino ad 1q/ha; da tenere in conto che la produzione media annua è di 25 q/ha. A fronte di ciò ci si aspettava un prezzo d’acquisto che accompagnasse la scarsità del prodotto. Ricordiamo che la Campania contribuisce ad una quota importante della produzione di nocciole nel nostro Paese. Seconda Regione dopo il Lazio; con l’Italia al secondo posto nel mondo per produzione, con l’11% del totale (fonte ISMEA).Le aziende più rappresentative del panorama industriale internazionale sono partite invece con un prezzo inatteso: 6.00€ per quella sgusciata, il che vuol dire un prezzo che si aggira intorno ai 2.50€/kg 2.65€/kg (250/260€/q) per il produttore alla vendita effettiva. Davanti a questa condizione, lo scenario per le nostre azienda agricole è pesante e insostenibile. Tra l’altro la stragrande maggioranza dei produttori, a queste condizioni, non venderanno. Ciò vuol dire che il mercato italiano sarà inondato da nocciole estere, soprattutto turche, che non sono sottoposte agli stessi controlli e alle normative delle nostre, e non corrispondono al gusto dei nostri connazionali.
Chi pensa alla tutela del consumatore, del made in Italy ed allo sviluppo dei territori?
Almeno due sono le nostre considerazioni:
1) Riteniamo che tutti gli operatori, le rappresentanze di settore, debbano fare squadra e chiedere: “prezzo o risarcimento”. O il mercato retribuisce secondo la legge della domanda e dell’offerta il prodotto per quelle che sono le condizioni dell’annata, o intervengano le Istituzioni.
Ci chiediamo, infatti, come sia possibile che, nonostante il progressivo aumento della domanda mondiale di nocciole di anno in anno, il prezzo non segue la maggiore scarsità del prodotto?
Evidentemente, in questo mercato, si gioca una partita molto singolare che però, almeno al momento, fa ricadere tutto il peso di questa disfunzione sull’anello primario, sull’anello della filiera di cui più dovremmo avere cura e rispetto: il produttore.
2) Ci sembra evidente che, la strada intrapresa con la Nocciola di Avella De.C.O., sia quella che va nella giusta direzione. Usare marchi che certificano la qualità, accertare l’origine e le caratteristiche del prodotto, quindi valorizzarlo, è il giusto strumento per creare valore e dare soddisfazione a tutta la filiera e, di conseguenza, creare sviluppo territoriale.

Foto: archivio Associazione Terrae Abellanae

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