I dolci di Carnevale a Napoli raccontati da Raffaele e Ugo Mignone

Di : | 0 commenti | On : 14/02/2020 | Categorie: : Buonissimo

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di Giuseppe Giorgio

Sono tantissimi gli anni che per Napoli ed i napoletani, in Piazza Cavour la, “Pasticceria Mignone” si conferma come un punto di riferimento e d’orgoglio. Legandosi saldamente alla tradizione e alla storia locale nel segno della bontà e della qualità di prodotti dolciari, “Mignone” sempre in primo piano per le sue dolci specialità, sembra davvero aver conquistato un posto d’onore nel cuore dei partenopei. Con il maestro pasticcere Ugo, insieme al figlio Raffaele che ben segue le orme paterne, la figlia Carmela e l’insostituibile moglie Maria Sannino, la nota pasticceria continua ad imporsi ai vertici della classifica delle top del settore, confermandosi come uno di quei luoghi culto della città. E restando in tema di dolci della tradizione, la pasticceria “Mignone” di storia da raccontare ne ha davvero moltissima. Tant’è che a proposito del Carnevale, sono i bravi maestri di casa Ugo e Raffaele a parlarci delle specialità legate alla tipica festa. «Mentre tra i primi piatti da realizzare a Carnevale, a Napoli, domina la famosa Lasagna, in fatto di dolci – raccontano i noti pasticceri- a dettare legge è il “Sanguinaccio” che oggi, pur restando buonissimo, non è più possibile preparare come un tempo, per effetto del divieto dettato dalle norme igieniche di vendere il sangue di maiale, suo tradizionale ingrediente.

Tra i dolci che i napoletani usano consumare a Carnevale, tuttavia, troviamo i “Cannoli alla Siciliana” e le celebri “Zeppole” fritte o al forno, che anticipando la festa di San Giuseppe, restano una specialità molto richiesta. Ancora per Carnevale, vi sono le deliziose e immancabili “Chiacchiere”, sempre divise tra chi le ama fritte oppure al forno. Ottime intrise nel “Sanguinaccio”, le “Chiacchiere” pur essendo un dolce tipico in tutta l’Italia assumono un nome diverso in virtù delle varie Regioni. L’origine è contesa tra Lazio e la Campania ma la tradizione napoletana le fa risalire alla Regina Savoia, la quale era abituata a ricevere tantissimi ospiti e quindi a dare vita a lunghe chiacchierate. Si racconta che un giorno, a causa della fame, decise di interrompere le sue “chiacchiere” per ordinare al cuoco di corte di prepararle qualcosa da mangiare in compagnia dei suoi ospiti e fu appunto questo episodio a fare nascere il nome della celebre bontà. Tra i dolci tradizionali per il Carnevale, infine, cè anche il “Migliaccio” che secondo le antiche usanze si preparava il giorno del martedì grasso. Si tratta di un dolce composto con ricotta, semolino e uvetta. E’ facile da preparare e buono da mangiare. Preparato anche in occasione della Pasqua, ha origini risalenti al Medioevo e deve il suo nome al latino, “miliaccium”, pane di miglio. In origine era preparato con farina di miglio e sangue di maiale, come molti altri dolci dell’epoca ed il suo profumo e sapore lo rendono molto simile alla pastiera napoletana». Da “Mignone” dunque, tra storia e tradizione, la sapienza e la qualità sono davvero di casa così come il sapore inimitabile di dolci senza tempo capaci di fare rivivere giorno dopo giorno, usanze, passioni e momenti di infinto piacere per il palato.

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