Riccia o frolla? La vera storia della sfogliatella napoletana

Di : | 0 commenti | On : 02/07/2020 | Categorie: : Buonissimo

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Andare a Napoli può significare tante cose, una fra queste è assaggiare la sfogliatella! C’è chi la vuole riccia, chi frolla, ma in ogni caso resta tra i dolci preferiti dai napoletani e non solo. Chilometriche le file fuori dai locali più famosi del centro storico quando si tratta di dolci, dove i piccoli artigiani del gusto dispensano sapori unici e inimitabili.

Ma da dove salta fuori questa prelibatezza? La ricetta originaria della sfogliatella riccia nacque nel 1600 ad Amalfi nel conservatorio di Santa Rosa da Lima. Nacque quasi per caso. Stando alla tradizione, infatti, nella cucina del convento era avanzata della pasta di semola e così, invece di buttarla, fu aggiunta frutta secca, zucchero e limoncello ottenendo un ripieno di tutto rispetto. Fu poi creato un cappuccio di pasta sfoglia per ricoprire il contenuto e messo in forno. Il risultato fu eccezionale e il dessert a cui fu dato il nome Santarosa, in onore della santa a cui fu dedicato, cominciò ad essere gustato anche nelle zone limitrofe.

Nel 1818 il pasticciere napoletano Pasquale Pintauro entrò in possesso della ricetta segreta amalfitana ed esportò il dolce nella vicina Napoli, modificando leggermente il procedimento e inventando la sfogliatella “ufficiale”, che ancora oggi si prepara nei vicoli della città partenopea.

Oggi il dolce più amato dai napoletani, la sfogliatella riccia, è costituito da un involucro croccante e da un ripieno a base di ricotta e semola. La frolla, invece, presenta un guscio esterno realizzato con un impasto di pasta frolla, appunto.

Esistono però anche delle altre varianti della sfogliatella. Per i più golosi infatti è possibile ripiegare sulla coda di aragosta , che si presenta più lunga con un ripieno di panna montata, crema al cioccolato, crema chantilly o marmellata.  Insomma ce n’è per tutti i gusti!

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